Per sfruttare al meglio tutte le funzionalità del sito, aggiorna il tuo browser.

Martedì 9 Maggio 2017 - Eventi - Non ci sono ancora commenti

Complimentandoci per i risultati conseguiti al torneo di Udine dalle ragazze di Alessandro Borgo riportiamo con piacere il racconto dell'esperienza direttamente dalla penna di uno dei dirigenti accompagnatori,  Andrea!

Domenica scorsa le ragazze di Ale Borgo hanno conseguito un altro importante successo, questa volta in terra friulana.

La quarta edizione del Torneo Internazionale organizzato dalla Libertas Sporting Basket School di Udine ed in particolare da Sandra Salineri, ex giocatrice di A1 che tutt’ora mastica basket anche fuori dal parquet (è la moglie di Franco Ciani, coach della Fortitudo Agrigento), prevede sei squadre divise in due gironi.

Oltre alle nostre – arricchite da Sofia del Basket Belvedere e Sara del Maia Basket/AsMerano - ed alla squadra ospitante, due compagini di Trieste, una di Gemona e una slovena, il Vipava, che dà il tocco di internazionalità.

Le nostre è previsto giochino alle 17.15 di sabato contro la squadra ospitante.

Giusto il tempo di una breve sosta per il pranzo, si arriva in palestra verso le 16. Il colpo d’occhio è gradevole. Bella struttura, ampio spazio oltre il campo, tribune a livello del parquet.

Stanno giocando le udinesi contro Trieste. Le nostre cominciano a prendere le misure. Il punteggio basso non è significativo. Si lotta su ogni palla, l’atletismo non manca, i fondamentali nemmeno.

L’orso di Cormons guarda impenetrabile.

Le nostre prossime avversarie perdono di misura.

Incontro un addetto della squadra locale che lancia una battuta di invidia sull’altezza delle nostre e mi chiede se è l’effetto delle mele.

Rispondo e sorrido, consegnandogliene cinque cassette. I baciati dalla natura sono magnanimi.

Rimane poco spazio per il riscaldamento, la partita era terminata in forte ritardo, le nostre avversarie sono già calde, accettiamo riscaldamento breve.

Palla a due. Si comincia. La tensione svanisce presto. Primo parziale 10-5 per noi.

Cambio quintetto. Basket Rosa dilaga. Sofia sa come ringraziare per l’invito.

Si comincia il terzo sul 42-18 per noi. C’è lo spazio per sperimentare. Ormai si è capito come andrà a finire (62-20).

Pubblico attonito.

A seguire la seconda partita delle nostre, giusto il tempo di bere.

E’ tardi. Ci aspetta la Futurosa Trieste, squadra B, la meno forte.

Si vince facile (67-7). Pubblico sempre più attonito.

Reincontro l’addetto della squadra locale che mi richiede se è l’effetto delle mele. Sempre col sorriso, ma questa volta con una smorfia di dolore.

Sabato sera, dopo menù da adolescenti (cotoletta e patate fritte, scelto all’unanimità dalle nostre, nonostante valida alternativa), la consegna è di andare a letto presto.

L’orso di Cormons, noto ottimista, rassicura le nostre.

Si giocherà contro la vincitrice dell’altro girone, leader indiscussa nei campionati di categoria, che nel torneo esordienti ha sbaragliato le squadre avversarie infliggendo distacchi abissali. Se però si riuscirà a dormire abbastanza, vedremo …

Quattro di loro hanno cognomi che incutono timore e sanno di mani caldissime, giocatori immarcabili, capaci di infliggere sconfitte brucianti: Iurkic, Lazovic, Zivadinovic, Villanovich. Per un attimo mi pento di aver portato le nostre ad un confronto tecnico in terra di così grande tradizione cestistica. Il dubbio della bastonata serpeggia, l’orso di Cormons mi ha contagiato.

Ad ora non ancora scostumata mi aggiro per il corridoio delle nostre, dalle stanze pare non provenga alcun rumore. Dormiranno o saranno incollate allo smartphone? Boh!

A fare baccano ci pensano le slovene, anche loro ospiti nello stesso albergo, battute dalle triestine nell’altro girone e che ormai non hanno ragione di accumulare sonno.

Chiamo il collega Luca, dobbiamo fare il pieno ad entrambi i furgoni. Notte buia, piove, vento, freddo. Ci addentriamo nella periferia, finalmente un distributore.

Promette bene, c’è anche l’immagine della nostra carta carburante sulla colonnina. Cerco di inserire la tessera, non va, lettore ostruito.

Si rimonta in furgone, altro distributore. Inserisco la tessera, la colonnina me la prende vogliosa. Prego leggere: “Carta non compatibile”.

Che sia di oscuro presagio? La mezzanotte si avvicina. Si rimonta alla ricerca di altro distributore. Eccolo, è lui.

Colonnine che paiono nuove, pulite, lucide. Sfodero la tessera, mi avvento con purissimo stile di scuola fiorettistica italiana e affondo il colpo. La tessera entra ma perché la spingo io, non perché l’accetti la macchina, che sembra svogliata, inerte.

Vedere la tessera dentro e rendermi conto che era la fessura sbagliata è un tutt’uno. L’adrenalina evita il mancamento, scatta l’alternativa. Dalla borsa medica estraggo due forcine e comincio a tentare l’impossibile, ma ad ogni prova la tessera entra sempre un po’ di più.

A questo punto è tutto chiaro. Il fato non ci è amico, domani si perde.

Chiamo il gestore, mi risponde incredulo, riesce con stile a non mandarmi a quel paese. Friulani magari rudi, ma educati. Ci sentiremo domani.

Si ritorna all’albergo. Il Magnabosco propone di berci su un amaro. Lasciamo stare.

Ritrovo a colazione ore 8. Partita ore 11.30.

Alessandro fa da guida turistica alle ragazze, lui a Udine è di casa, poi tutte in palestra.

Io devo recuperare la tessera carburante, il gestore mi dà appuntamento per le dieci. È domenica, gli ho rotto le scatole, non posso fare il difficile e, soprattutto, dirgli che devo accompagnare le nostre in palestra da lì a mezz’ora.

Mi organizzo, le ragazze ci arrivano comunque.

Arriva il gestore, non mi guarda in cagnesco, è pure parente di cestisti, l’atmosfera si rilassa. Alla fine lo accompagno a bere un caffè.

Arrivo finalmente in palestra. È in corso la finale minore. 

L’arbitro non è quello del giorno precedente. La consegna comunque è di non fischiare cattivo sui fondamentali. I passi impuniti non si contano.

Arriva il nostro momento.

C’è una certa tensione in panchina. Le avversarie le conosciamo per fama, non per averle viste giocare.

Entrano per prime Silvia, Emma, Valentina, Valeria e Sara, prestata dal Maia Basket/AsMerano.

Via! Si subisce, sono aggressive, se lasci spazio in difesa ti puniscono. Si va sotto 4 - 0.

Prendiamo le misure. Sara sfodera grinta e atletismo. Ci pensa lei a riportarci su. Alla fine del primo quarto siamo ad un solo punto di distanza, 5-6.

Si riprende. Sto per finire i sacchetti ghiaccio. Ne ho già consumati tre. Del resto si applica il regolamento esordienti, non c’è bonus falli. Si può menare. L’arbitro comunque i falli li fischia.

Cambia il quintetto e anche la musica. Parziale di 11-5 per noi. Si va a riposo sul 16-11.

Bottino insignificante, non c’è da rilassarsi.

Comincia il terzo. La stanchezza comincia a farsi sentire. Sarà la cotoletta? Non era il caso di mangiare un po’ di più?

Le altre sono brave. Due dai e vai vincenti e sono a ridosso. Parziale di 10-8, ma sempre per noi. 

Si comincia l’ultimo quarto in vantaggio 26-19. Cambio quintetto.

I falli avversari non pagano. Le nostre stavolta dalla lunetta ci prendono. La panchina avversaria è più silenziosa. Non ci credono più.

Alla fine, parziale di 9-2 per noi e si vince 35-21. Applausi!

La filosofia del torneo illustrata dal Presidente Lorenzo De Biase è di avere partecipanti, non vincitori o sconfitti. Va bene così, è lo spirito giusto.

La soddisfazione vale di più.

Lasciamo a Udine il ricordo di una squadra vincente e generosa.

Oltre alle mele, alle bottiglie di nostro bianco (il Collio è vicino, ma questa volta la gara non interessa), ai biscotti Loacker e ad un bel regalo per Sandra Salineri, torniamo a casa convinti di aver fatto bella figura.

In tutti i sensi.

Prezioso il contributo delle ragazze ospiti, a cui è stata regalata la t-shirt Basketrosa. 

L’orso di Cormons, anche questa volta, può sorridere.

Approfittatene però, è un evento raro. 

 

"L’orso di Cormons"